Dalla ricerca all’impresa, reti e convenzioni per il trasferimento tecnologico di Astra

Nelle settimane scorse abbiamo approfondito come, all’interno dell’ecosistema Vitality, Astra ricopra un ruolo chiave nel coordinamento tra ricerca e industria in tema di trasferimento tecnologico.

Questo impegno si concretizza anche attraverso la rete JoTTO, acronimo di Joint Technology Transfer Office. Si tratta di un organismo interuniversitario nato nel 2015 per iniziativa del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con lo scopo di promuovere il trasferimento di conoscenza e innovazione tra il mondo accademico e il sistema produttivo. Della rete fanno parte tre istituti superiori: Scuola IMT Alti Studi Lucca, Scuola Normale Superiore, Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, Scuola Universitaria Superiore IUSS Pavia. Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati SISSA di Trieste e il Gran Sasso Science Institute (GSSI) dell'Aquila, che è anche spoke di Astra.

“L'obiettivo è offrire un servizio comune alle sei scuole, trasversale a vari ambiti scientifici sul tema della valorizzazione della ricerca e della cosiddetta 'terza missione' universitaria: "Questa collaborazione strategica sta favorendo l’interconnessione tra enti di ricerca, imprese e investitori", afferma l’avvocato Kiran Prestia, che in Astra coordina protezione, gestione e valorizzazione della proprietà intellettuale e industriale.

È la stessa Prestia, come esponente del comitato scientifico di JoTTO, ad aver partecipato lo scorso febbraio alla quarta edizione di “JoTTO FAIR 2025 - La ricerca incontra le imprese(nella foto), un meeting organizzato a Lucca proprio con lo scopo di costruire ponti tra ricerca e imprese.

Quando parliamo di trasferimento tecnologico va considerato un elemento centrale nella gestione dei progetti come Astra (e non solo): le convenzioni preliminari, che vengono siglate tra lo spoke (il Gran Sasso Science Institute) e le organizzazioni affiliate (Università di Perugia, INAF, Thales Alenia Space e Fondazione Bruno Kessler). Questi accordi sono fondamentali per definire con precisione obblighi, responsabilità e modalità operative, garantendo l’attuazione del progetto secondo le scadenze e gli obiettivi.

“Le convenzioni – spiega Prestia – forniscono una cornice normativa chiara su aspetti come l’erogazione dei fondi, il rispetto del cronoprogramma, il monitoraggio delle attività e il raggiungimento di milestone e target. In loro assenza, aumenterebbe il rischio di inefficienze e inadempienze, compromettendo anche il grado di trasparenza richiesta”.

Un altro importante elemento regolato dalle convenzioni è lo sfruttamento della proprietà intellettuale e industriale generata dal lavoro collettivo degli spoke e degli affiliati di Astra. In questo caso, come abbiamo già raccontato in precedenti approfondimenti, il progetto prevede la produzione di risultati scientifici e tecnologici la cui titolarità e modalità di utilizzo sono disciplinate fin dall’inizio.

“I concetti di background (le conoscenze e i diritti preesistenti al progetto), foreground (i risultati conseguiti durante l’esecuzione delle attività) e sideground (le conoscenze sviluppate parallelamente ma non direttamente connesse al progetto) aiutano a distinguere tra conoscenze pregresse, acquisite durante il progetto o sviluppate parallelamente”, evidenzia l’avvocato, assunta in Astra.

Complessivamente siamo di fronte a un approccio che tutela i diritti dei singoli partner del progetto, oltre a promuovere l’accesso aperto ai dati (in linea con i principi FAIR – Findable, Accessible, Interoperable, Reusable), cercando da un lato di prevenire eventuali conflitti e dall’altro di garantire un’equa distribuzione dei benefici.

Astra è attualmente in una fase iniziale sotto il profilo del Technology Readiness Level (TRL), ovvero la maturità della tecnologia sviluppata: “L’obiettivo è raggiungere entro il 2026 un livello sufficiente per procedere alla commercializzazione dei risultati, ad esempio tramite licenze”, conclude Prestia.

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